Voucher nel settore dello Spettacolo

Il settore dello spettacolo è colpito da un nuovo strumento di inquadramento dei rapporti di lavoro: il lavoro accessorio, attraverso i cosiddetti voucher, con i quali un committente può retribuire il lavoratore. Apparentemente un modo più semplice per lavorare legalmente.
I buoni-lavoro sono stati introdotti con gli artt. 70-73 della Legge Biagi (D.Lgs. 276/2003), riformati con successiva l. 92/2012 e infine con il D.Lgs. 81/2015 (“Jobs Act”)
I voucher hanno valore unitario di € 10, 20 o 50 che possono essere sommati per erogare un compenso lordo, da cui vanno detratti i contributi previdenziali versati a INPS Gestione Separata (con aliquota ridotta del 13%), l’assicurazione antinfortunistica INAIL (7%) e un aggio per l’INPS (5%), per un totale del 25% di trattenute.
Il voucher si può utilizzare per ogni attività lavorativa di tipo accessorio con i soli limiti di:
– € 7.000 netti di compensi lordi annuali per la totalità dei committenti (al netto di contributi e commissioni).
– € 3.000 netti di compensi per ogni committente.
Va sottolineato che il compenso di tipo accessorio nei limiti suddetti non è soggetto ad imposte dirette e non va quindi inserito nella dichiarazione dei redditi.
Se il committente è un’impresa o un professionista con partita IVA i voucher si potranno acquistare solo con procedura telematica e si dovrà effettuare l’obbligatoria, preventiva comunicazione (on line) di inizio attività alla Direzione Territoriale del Lavoro competente, indicando i dati anagrafici e fiscali, il luogo e il periodo della prestazione di lavoro.
Se il committente è invece un privato la comunicazione di inizio attività e l’acquisto dei buoni potrà essere fatta, oltre che presso le sedi INPS, anche attraverso rivenditori autorizzati (tabaccai abilitati, Uffici postali e Banche popolari aderenti al servizio) e tramite modulistica cartacea.
Il committente deve essere l’utilizzatore diretto della prestazioni di lavoro e non può appaltare o somministrare il lavoratore a terzi: ad es. solo l’allievo potrà essere il committente e non la scuola, così come dovrà essere l’organizzatore/titolare del locale il committente di uno spettacolo dal vivo.
Non è richiesto un contratto scritto, né una busta paga, né la comunicazione al Centro dell’Impiego di instaurazione del rapporto, né la registrazione del lavoratore nel Libro Unico del Lavoro;
Il datore al termine della prestazione erogherà al lavoratore i voucher corrispondenti al compenso concordato. I voucher sono legali e utilizzabili solo entro 30 giorni dal loro rilascio.
Per ricevere il compenso in denaro il lavoratore deve recarsi presso una sede dell’INPS, un ufficio postale entro 24 mesi dall’emissione (o presso una tabaccheria entro 12 mesi), presentare un documento di identità, e cambiare il voucher in denaro.
Come chiarito dalla nota INAIL 6464/2010 eventuali rimborsi spese forfettari non sono integrabili e vanno trattati a parte.
Ci si chiede come si possa aggirare la normativa prevista per le prestazioni di spettacolo, soggette a contributi e adempimenti INPS Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (exEnpals), quali ad es. l’obbligo di agibilità preventiva ex art. 10 D.L.C.P.S. 708/1947.
l’INPS, nel Parere n. 23 del 31 gennaio 2014, afferma che il voucher per rapporti di lavoro nello spettacolo è utilizzabile nei limiti di legge visti sopra, escludendo l’obbligo di agibilità e di versamento dei contributi per attività di spettacolo.
Invero pare assai discutibile che un mero parere amministrativo deroghi a norme di legge di rango superiore, considerato che le conseguenze per i settore sono infatti assai gravi, con un proliferare di concorrenza sleale da parte dei lavoratori occasionali rispetto ai professionisti e di problematiche di tipo previdenziale (contribuzione ridotta e frammentaria) con gravi ricadute sociali, che non compensano minimamente l’eventuale contributo all’emersione del lavoro nero.
Inoltre non viene garantita alcuna copertura per la disoccupazione o la maternità.

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